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HARDTIMES

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All’udire le parole caffè e cioccolato il pensiero non ha prodotto la tanto banale immagine di qualcosa di gustoso ma quella del lavoro che porta alla produzione di due dei prodotti più richiesti al mondo. Più che hai prelibati chicchi ho pensato alla mano che li raccoglie…una mano che molto spesso ha lo stesso colore del caffè o di un semplice cappuccino.Ai tempi remoti a tecniche che si tramandano da secoli, dai maya per il cioccolato per arrivare ai neri d’Africa per il caffè accomunati un pò dal colore e uniti dall’equatore, corre il mio pensiero un colore che risveglia il sapore.Il collegamento alla schiavitù salta subito alla mente , criticata da tutti, ma troppo conveniente per non essere accettata. Come chi lavora nelle fabbriche o miniere o piantagioni tutti accomunati da quella che si vuole definire legge della fame. Un occhio al passato per accettare un presente che ha bisogno di trovare attenuanti volgendo lo sguardo a qualcosa di più mostruoso. Sono tempi duri questa è la frase che ogni bocca ha pronunciato. Hard Times per Dickens non una semplice traduzione ma un collegamento che mira all’originalità un riferimento alla struttura dell’opera che richiama i passaggi fondamentali della semina della mietitura e del raccolto. È una critica all’utilitarismo che condanna l’immaginazione dell’uomo ad essere soggiogata da regole matematiche e da stupide definizioni. Riducendo l’uomo(l’alunno per Dickens ) non ad essere come le mac- chine perchè ciò presume una consapevolezza dell’individuo ma a fare dell’uomo una semplice parte del tutto esplicato in regole annientandone la creatività, l’intuizione in breve il pensiero.L’utilità come misura della felicità di un essere sensi-bile che sostituisce la nozione di “piacere”. Il piacere come qualcosa di negativo mutevole a seconda degli individui non circoscrivibile entro dei termini precisi. Annientare il piacere significa annientare l’arte che in esso trova il suo primo stimolo e il suo fine ultimo.L’atto di ribellione al sistema utilitaristico Dickens non lo compie pubblicando il suo romanzo ma scrivendone la prima pagina. È un atto di ribellione che mi spinge ad usare questo spunto. Con l’intento di creare qualcosa di piacevole più che di utile.

 

Date

23 Gennaio 2015

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